sabato 24 giugno 2017

Bilancio Torino 2016: quarto utile consecutivo.


Luca Marotta

Il bilancio dell’esercizio 2016 della società FC Torino Spa, si è chiuso con un utile, al netto delle imposte pari ad Euro 1.391.789, che segue il risultato positivo del 2015, pari a 9,5 milioni di Euro, quello del 2014, che era pari a 10,6 milioni di Euro e quello del 2013, che ammontava a € 1.070.775. Quindi, quello del 2016, è il quarto bilancio consecutivo chiuso con un risultato positivo.

Tale risultato, confermerebbe un giudizio sintetico che vede il Torino aver instaurato dal 2012 una gestione che si autofinanzia, grazie alla vendita dei calciatori, ma anche per il fatto che ha raggiunto una situazione di equilibrio economico, per quanto riguarda la gestione corrente, con il contenimento dei costi soprattutto quello del personale. Bisogna aggiungere che il bilancio 2016 “contiene in pancia” delle enormi plusvalenze come quella di Belotti.

Il grafico mostra come dal 2012 il costo del personale sia ampiamente al di sotto del fatturato netto.



Tale giudizio positivo deve comunque considerare ed evidenziare il grosso peso che hanno avuto le plusvalenze, ben 73 milioni di Euro negli ultimi quattro anni, nel determinare i risultati positivi; come anche l’aumento dei diritti TV nazionali.
Nelle ultime stagioni dal punto di vista sportivo è mancata la partecipazione alle competizioni europee, che avrebbe potuto fornire degli importanti ricavi aggiuntivi.
Dal punto di vista sportivo l’anno solare 2016 racchiude il secondo semestre della stagione sportiva 2015/16 e il primo semestre della stagione sportiva 2016/17. La stagione sportiva 2015/16 si è conclusa con il dodicesimo posto con 45 punti. Nella stagione sportiva 2016/17 il Torino ha concluso il campionato di Serie A al dodicesimo posto con 53 punti.

Il Gruppo.

Nell’Assemblea degli azionisti del 26 aprile 2017, che ha approvato il bilancio, risultavano sempre due soci: la società UT Communications Spa, con una percentuale di controllo del 97,5%, portatrice di n. 861.315 azioni e la società MP Service Srl con il 2,5%, portatrice di n. 22.085 azioni. MP Service Srl risulta, a sua volta, controllata al 100% da UT Communications.
Dal bilancio emergono rapporti con parti correlate, che oltre ai due azionisti sono: Cairo Pubblicità; Cairo Communication e Cairo Editore.

La continuità aziendale.

La relazione della società di revisione “Fausto Vitucci & C. Sas” non contiene rilievi ed eccezioni, né richiami informativa.

Anche l’esercizio 2016, conferma che il Torino ha raggiunto l’obiettivo di una gestione economica che si autofinanzia, senza la necessità di ricorrere al sostegno finanziario da parte della proprietà.
Infatti, il Torino mostra una gestione corrente, al netto della gestione calciatori con un risultato netto positivo per 3,65 milioni di Euro (€ 7,18 milioni nel 2015) e una gestione calciatori con un risultato netto negativo per 2,25 milioni di Euro (+€2,35 milioni nel 2015 e +€ 6,9 milioni nel 2014). Tale ultima gestione ha beneficiato di plusvalenze per 9,98 milioni di Euro (€ 17,8 milioni nel 2015 ed € 32 milioni nel 2014), poiché le cessioni definitive con le conseguenti plusvalenze di Maksimovic e Bruno Peres sono state rinviate al 2017. Quindi, risulta molto importante l’equilibrio raggiunto nella gestione corrente, per attenuare la dipendenza dai risultati della gestione calciatori, la quale può impattare negativamente, soprattutto nel caso in cui si acquisissero calciatori che abbiano un valore del diritto pluriennale alle prestazioni molto elevato, per via degli ammortamenti che bisognerebbe calcolare di conseguenza.

In considerazione del fatto che nel 2017 saranno ceduti a titolo definitivo sia Maksimovic che Bruno Peres con plusvalenze che si avvicinano ai 30 milioni di Euro e che già nei primi mesi del 2017 si sono avverate le condizioni per la cessione definitiva di Martinez al club Atlanta United per 5 milioni di dollari, che ha generato una plusvalenza di 3,5 milioni di Euro e per la cessione definitiva di Jansson al Leeds per 3,8 milioni di Euro, che ha generato una plusvalenza di 3,3 milioni di Euro, si può affermare che anche per il 2017, non sarà fondamentale il sostegno finanziario della proprietà.

La Struttura dello Stato Patrimoniale.

Il totale dell’attivo è diminuito di Euro 331.307, da € 89,2 milioni a € 88,87 milioni. Il 54% dell’attivo è rappresentato da immobilizzazioni. I diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori, rappresentano il 97,2% delle immobilizzazioni e ammontano a € 46,64 milioni (€ 40,16 milioni, nel 2015).
Le disponibilità liquide, pari a 6,5 milioni di Euro, incidono sull’attivo per il 7,3%.

L’INDICE DI INDEBITAMENTO
Il rapporto tra patrimonio netto e il totale delle passività determina l’indice di indebitamento. Tale valore deve muoversi all’intorno di 1. Nel caso in questione, l’indice di indebitamento è pari a 0,36 (0,33 nel 2015).
Grazie all’autofinanziamento è ulteriormente aumentata l’incidenza dei mezzi propri nel finanziamento delle attività; infatti, l’equity ratio è pari al 26,3%.

L’INDICE DI SOLVIBILITA’ TOTALE
Il rapporto tra attività totali e debiti totali determina l’indice di solvibilità totale. Una società è solvibile quando il totale dell’attivo è superiore al totale dei suoi debiti. Quanto maggiore risulta tale indice, tanto più la società è solvibile. Nel caso in questione, l’indice di solvibilità totale è pari a 1,36 (1,33 nel 2015), ciò vuol dire che il club possiede dei beni il cui valore è sufficiente a pagare i debiti.

L’INDICE DI SOLVIBILITA’ CORRENTE
Il rapporto tra attività correnti e passività correnti determina l’indice di solvibilità corrente. Tale indice serve a verificare se l’attivo corrente è in grado di pagare i debiti a breve. Nel caso in questione, l’indice di solvibilità corrente è pari a 0,74, ciò vuol dire che l’attivo a breve non sarebbe in grado di pagare i debiti a breve. Tuttavia, bisogna evidenziare che nelle passività a breve sono presenti ratei e risconti passivi per € 14.183.213, che rappresentano il 15,96% del passivo corrente.
Secondo il calcolo degli Amministratori il rapporto tra attività correnti e passività correnti è pari a 0,9, mentre nel 2015 era pari a 0,73.

RAPPORTO TRA RICAVI OPERATIVI E ATTIVITA’ TOTALI
Il rapporto tra ricavi operativi, e attività totali, risponde ad una semplice ma fondamentale domanda: quanto è investito e quanto si fattura?
Considerando solo il fatturato netto e la semisomma delle attività iniziali e finali, l’indicatore è pari al 71,4%, pertanto ogni 100 Euro investiti si incassano 71,4 Euro; mentre, se si considerasse il valore della produzione, comprensivo delle plusvalenze, l’indicatore è pari all’85.8%, (100% nel 2015) che è un segnale di una rotazione degli investimenti effettuati superiore all’anno: 437 giorni.

ROI - RAPPORTO TRA REDDITO OPERATIVO E ATTIVITA’ TOTALI
Tale indicatore è la chiave per calibrare il buon funzionamento di un club calcio. Se si ottiene un ritorno economico adeguato, vuol dire che le attività sono gestite in modo efficiente e i ricavi operativi e le spese operative risultano ben dimensionati.
Considerando come reddito operativo la differenza tra valore e costo della Produzione, il reddito operativo è pari a 2.733.133 e per il Torino risulterebbe che per ogni 100 Euro investiti si guadagnerebbero 3,1 Euro (17,6 nel 2015).

ROE - RETURN ON EQUITY (TASSO DI RENDIMENTO DEI MEZZI PROPRI)
Il rapporto tra risultato netto d’esercizio e la semisomma dei mezzi propri iniziali e finali, al netto del risultato di esercizio, risulta pari al 6,1% e indica il rendimento dei mezzi propri investiti nell’attività.



L’Indicatore di Liquidità della FIGC.
Tale indicatore, che è finalizzato a misurare il grado di equilibrio finanziario di breve termine, ossia la capacità della società di far fronte agli impegni finanziari con scadenza entro i 12 mesi, coincide sostanzialmente con l’indice di solvibilità corrente.
Detto indicatore di Liquidità tra le Attività Correnti considera le disponibilità liquide e i crediti esigibili entro dodici mesi ed esclude i Crediti tributari per imposte anticipate; mentre tra le Passività Correnti considera i debiti con scadenza entro i dodici mesi ed esclude i Debiti verso soci postergati ed infruttiferi. Per tale indicatore il risultato sarebbe pari a 1,124, ed è conforme a quanto richiesto, perché nettamente superiore alla soglia minima del 2016/17 stabilita dalla FIGC per la serie A che è di 0,5.

Il Patrimonio Netto.

Il patrimonio netto è positivo per € 23,34 milioni (€ 21,9 milioni nel 2015). Durante l’esercizio, si è verificato un incremento dovuto esclusivamente all’utile di esercizio pari a € 1.391.789.
I mezzi propri finanziano il 26,3% (24,6% nel 2015) degli impieghi e questo significa che l’attivo è finanziato col capitale di terzi per il 73,7%.

Indice di Copertura del Patrimonio Calciatori.
Tale indice fornisce informazioni circa la capacità di copertura degli investimenti in Diritti Pluriennali con i Mezzi Propri. Il patrimonio netto non è sufficiente da solo a coprire il valore netto dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori, segnando un rapporto percentuale del 50%, che risulta in lieve peggioramento rispetto al 54,6% del 2015, ma superiore al 47,9% del 2014.

Il capitale circolante netto negativo per 13,59 milioni di Euro, comprende ratei e risconti passivi per per € 14.183.213.
Secondo il calcolo degli Amministratori, che esclude la posizione finanziaria, il capitale circolante netto risulta negativo per € 25.815.000 e peggiora il dato negativo di € 12.277.000 del 2015.

L’indebitamento finanziario.



Praticamente dal 2014, l’indebitamento finanziario è stato azzerato. Non esistono debiti bancari e debiti verso altri finanziatori. Le disponibilità liquide risultano pari a € 6,5 milioni (€ 7,7 milioni nel 2015), pertanto si ha una posizione finanziaria netta positiva per lo stesso importo. Nel 2015 era positiva per 7,7 milioni di Euro e nel 2014 per 11,2 milioni di Euro.
Oltre al fatto che la posizione finanziaria netta è positiva, bisogna evidenziare che il Margine Operativo Lordo (EBITDA), è positivo per € 17 milioni (€ 27,4 milioni di Euro nel 2015 ed € 40,5 milioni nel 2014), come al solito risulta decisiva la gestione calciatori. L’’EBITDA è risultato sufficiente per far fronte agli ammortamenti, alla gestione finanziaria e alle imposte.
Il saldo, tra crediti e debiti relativi al calciomercato risulta negativo per € 11,28 milioni (-€ 7,25 milioni nel 2015), pertanto la posizione finanziaria netta ai fini del Financial Fair Play, diventa negativa per € 4,7 milioni.
I crediti verso società calcistiche ammontano a € 15.273.000 (€ 22.242.000 nel 2015). Il maggior importo riguarda il Manchester United con € 6.000.000 per Matteo Darmian seguito dall’AS Monaco con € 5.700.000 per Kamil Glik, dalla Sampdoria con € 1.925.000 e dall’Independiente con € 1.186.000 per Sanchez Mino.
I debiti verso squadre di calcio sono pari a € 29.492.000 (€ 26.552.000 nel 2015). Il maggior importo riguarda il debito verso l’AS Roma per € 7.100.000; seguito dall’Atalanta per € 5.100.000, e dal debito verso US Città di Palermo con € 5.000.000, verso la Sampdoria per € 3.060.000 e verso il Napoli per 2.800.000.

L’ Indicatore di Indebitamento della FIGC.

Indicatore di Indebitamento è finalizzato a misurare il grado complessivo di Indebitamento della società in rapporto al Valore della Produzione medio degli ultimi tre esercizi. Secondo la FIGC, detto indicatore di Indebitamento rappresenta il raccordo tra la componente finanziaria dei Debiti e quella economica del Valore della Produzione e segnala in modo sintetico la sostenibilità dell’indebitamento.
I debiti iscritti in bilancio al 31.12.2016 ammontano a € 45,9 milioni, mentre il valore della produzione medio degli ultimi tre anni è pari a € 84,5 milioni.
Pertanto il rapporto tra debiti e valore della produzione medio degli ultimi tre esercizi è pari a 0,544, comunque inferiore alla soglia massima consentita del 2016/17 stabilita dalla FIGC per la Serie A che è di 1,75. Tale soglia è destinata a ridursi nel 2017/18 a 1,5.

Altri Debiti.

I debiti tributari diminuiscono da € 5,3 milioni a € 3,5 milioni. Tali debiti finanziano il 4% dell’attivo. La maggior parte riguardano i debiti per le ritenute dei dipendenti da versare pari a € 3.350.000 (€ 4.017.000 nel 2015) e debiti verso Erario per IVA per € 163 mila (€ 1.298.000 nel 2015).
I debiti verso gli istituti di previdenza sono pari a € 175 mila (€ 152 mila nel 2015).

I debiti verso il personale sono pari a € 5.103.000 (€ 4.042.000 nel 2015) e incidono solo per il 11,9% sul costo del personale, indice di una sostanziale puntualità nei pagamenti. Infatti, tali debiti riguardano le mensilità di novembre e dicembre 2016 oltre ai premi maturati, ma liquidabili alla fine della stagione sportiva. Tali debiti finanziano il 5,7% dell’attivo.

I fondi rischi e oneri futuri ammontano a € 4.617.706 (€ 8.323.449 nel 2015). La maggior parte dell’importo riguarda il fondo imposte differite pari a € 4.118.354, riconducibile alle differenze temporali di imposizione fiscale relative alle plusvalenze ai fini IRES.
Il fondo rischi per insolvenza clienti, pari a Euro 194 mila, è riconducibile alla quota di competenza del Torino FC del rischio di insolvenza dei clienti della concessionaria Cairo Pubblicità che hanno acquistato spazi pubblicitari allo Stadio Olimpico di Torino, in accordo con le previsioni del contratto di concessione della raccolta pubblicitaria in essere. I fondi oneri futuri e rischi contrattuali, pari ad Euro 305 mila, includono prevalentemente gli oneri derivanti dalle risoluzioni consensuali di rapporti di lavoro.

Il Valore della Rosa.

Il valore dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori è aumentato di 6,5 milioni di Euro, da € 40,1 milioni a € 46,6 milioni.



Durante il 2016 sono stati effettuati investimenti per 24,1 milioni (€ 28,6 milioni nel 2015), cessioni con un valore residuo contabile netto di € 4,15 milioni (€ 2,9 milioni nel 2015) e ammortamenti per € 13,45 milioni (€ 11,4 milioni nel 2015).
Tra i calciatori acquistati figurano: Adem Ljajic (AS Roma) per Euro 8.341.000, oltre oneri accessori capitalizzati per 1 milione di Euro (con data inizio contratto 18 luglio 2016 e fine contratto 30 giugno 2020): De Silvestri (UC Sampdoria) con Euro 3.508.000, Mirko Valdifiori (Napoli) Euro 3.439.000, Lucas Boyé per 2,7 milioni di Euro e Rossettini (Bologna) con Euro 1.980.000.
Al 31/12/2016 il calciatore col valore contabile residuo più elevato è Adem Ljajic con Euro 8.173.000 seguito da Andrea Belotti con 5.290.000 Euro. Il contratto di Andrea Belotti, in base a quanto riportato da diverse fonti, ha una clausola rescissoria di circa 100 milioni di Euro; pertanto se la sua cessione fosse realizzata a quel prezzo determinerebbe una plusvalenza ai livelli record di Pogba.

La Gestione Economica.

La Gestione Economica mostra un decremento del valore della produzione di 8,1 milioni, pari al 9,6%. Tale decremento è dipeso dalla diminuzione delle plusvalenze per 7,8 milioni e dalla diminuzione dei ricavi da Europa League per circa 3 milioni di Euro, in parte compensati dall’aumento dei diritti TV nazionali per 1.976.000.
Il valore della produzione, è diminuito da € 84,5 milioni a € 76,4 milioni.
I costi della produzione aumentano del 5,8%, da € 69,6 milioni a € 73,7 milioni.



I ricavi.

Se si considerasse il fatturato netto, senza la gestione economica dei calciatori, si otterrebbe un decremento del fatturato netto del 3,8%.
I ricavi da gare diminuiscono da € 6,9 milioni a € 5,18 milioni. Bisogna subito evidenziare che i ricavi da biglietteria di Europa League sono mancati (€ 1.286.000 nel 2015). I ricavi da biglietteria per gare nazionali sono diminuiti da € 3.247.000 a € 2.814.000. I ricavi da abbonamenti sono aumentati di poco da € 2.328.000 a € 2.343.000. La variazione dei ricavi da biglietteria per gare nazionali dipende anche dal numero di gare casalinghe di “cartello” delle stagioni sportive 2015/16 e 2016/17 che si sono disputate nell’anno solare 2016.
I ricavi commerciali, considerando le royalties, sono diminuiti da € 7,96 milioni a € 7,39 milioni. I ricavi da sponsor diminuiscono del 6,1%, da € 5.622.000 a € 5.281.000. Nel precedente esercizio i proventi da sponsorizzazioni comprendevano i premi per la partecipazione all’Europa League. I Proventi pubblicitari generati dalla Concessionaria Cairo Pubblicità, derivanti dalla retrocessione dell’85%, sono diminuiti da € 2.340.000 a € 2.109.000.
I ricavi da diritti Tv nazionali sono aumentati da € € 42.627.000 a € 44.603.000.
Non ci sono stati proventi da Europa League (€ 3.049.000 nel 2015).
Il grafico seguente mostra la dipendenza del fatturato netto del Torino dai diritti televisivi.



Il Player Trading.



L’attività legata alla gestione calciatori, durante il 2016, considerando anche i relativi ammortamenti, ha generato un risultato negativo di € 2,2 milioni, mentre, nel 2015 era evidenziato un risultato positivo di circa 5,2 milioni e nel 2014 il risultato positivo era di circa 12,6 milioni.
Le plusvalenze da cessione diritti pluriennali calciatori ammontano a € 9,98 milioni (€17,8 milioni nel 2015 ed € 31,9 milioni nel 2014) e si riferiscono principalmente alla plusvalenza realizzata con la cessione di Glik all’AS Monaco, per € 9.024.000 e Fabio Quagliarella per € 955 mila.
I proventi da cessione temporanea calciatori ammontano a € 2.833.000 (€ 255 mila nel 2015) e riguardano prevalentemente Maksimovic (Napoli) e Peres (AS Roma). Maksimovic è stato ceduto in prestito al Napoli, nell’agosto 2016 per € 6 milioni e ne è prevista la cessione definitiva nel 2017/18 per 20 milioni di Euro. Peres è stato ceduto in prestito all’AS Roma, nell’agosto 2016 per € 1 milione e ne è prevista la cessione definitiva nel 2017/18 per 12,5 milioni di Euro.

Le minusvalenze da cessione diritti pluriennali calciatori, allocate tra gli oneri diversi di gestione, ammontano a € 353.000 (€ 745.000 nel 2015) e riguardano principalmente Gazzi per € 173 mila e Sanchez Mino per € 42 mila.
I costi relativi alle acquisizioni di calciatori in prestito sono allocati tra i costi per il godimento beni di terzi e ammontano a € 1.267.000 (€771 mila nel 2015). Tali costi si riferiscono a Leandro Castan e Panagiotis Tachtsidis per il 2016/17 e a Ciro Immobile per il 2015/16.

Gli ammortamenti della rosa calciatori risultano aumentare del 17,5%, da € 11.446.000 a € 13.446.000 ed incidono sui costi della produzione per il 18,25%.

I costi.

I costi del personale aumentano del 4,4%, da € 41 milioni a € 42,8 milioni.
I costi del personale incidono sul valore della produzione per il 56,03%, mentre, incidono sul fatturato netto per il 67,3%. Tali costi rappresentano il 58,1% dei costi della produzione.
Il personale in forza al 31 dicembre 2016 era di 130 unità (121 nel 2015), di cui 29 calciatori di prima squadra (27 nel 2015).

L’ Indicatore di Costo del Lavoro Allargato.
L’ Indicatore di Costo del Lavoro Allargato è calcolato attraverso il rapporto tra il Costo del Lavoro Allargato ed i Ricavi ed è finalizzato a misurare il peso economico del costo del lavoro.
Il Costo del Lavoro Allargato include i costi per il personale, comprensivi degli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei calciatori; i Ricavi, considerati ai fini del denominatore del rapporto, comprendono i Ricavi delle vendite e delle prestazioni, i Proventi da sponsorizzazioni, i Proventi pubblicitari, i Proventi commerciali e royalties, i Proventi da cessione diritti televisivi, i Proventi vari e le Plusvalenze da cessione dei diritti alle prestazioni dei calciatori al netto delle relative Minusvalenze.
Per il Costo del Lavoro Allargato si considera il valore risultante dall’ultimo bilancio d’esercizio approvato, mentre i Ricavi sono dati dai loro valori medi degli ultimi tre bilanci d’esercizio approvati.
Nel caso in questione, se si considerasse tutto il costo del personale, il valore è di 0,67 tale valore risulta ampiamente al di sotto del limite richiesto dalla FIGC per la Serie A per la stagione sportiva per il 2016/17, che è di 0,85 e anche per il 2017/18, la cui soglia è di 0,8.

I costi per servizi aumentano del 2,5%, da € 10,8 milioni a € 11,1 milioni. All’interno di tali costi sono compresi i costi specifici tecnici per € 2.469.000 (€ 1.808.000 nel 2015) che riguardano le consulenze tecnico sportive durante le campagne trasferimenti. I servizi gestione stadio sono costati € 1.601.000 (€ 1.780.000 nel 2015). Le spese amministrative pubblicitarie e generali ammontano a € 1.512.000 (€ 1.480.000 nel 2015).
Gli ammortamenti e le svalutazioni pari a € 13,96 milioni (€ 11,78 milioni nel 2015) aumentano di € 2,17 milioni. Tali costi rappresentano il 18,95% dei costi della produzione.
I costi per godimento beni di terzi includono gli affitti per campi sportivi per € 1.016.000(€ 881 mila nel 2015) di cui € 400 mila per Sisport.

Il punto di pareggio.



Con una politica gestionale attenta al contenimento dei costi, sia nel 2013, nel 2014, nel 2015 e nel 2016 il Torino ha raggiunto il punto di pareggio.
L’aggregato del risultato prima delle imposte per gli esercizi 2014, 2015 e 2016 è positivo per 34,9 milioni di Euro.

Il consolidato fiscale e le imposte.

FC Torino Spa aderisce al consolidato fiscale, che vede nella veste di consolidante UT Communications Spa. U.T. Communications S.p.A. determina una base imponibile unica per il gruppo di società aderenti al consolidato fiscale, e beneficia della possibilità di compensare redditi imponibili con perdite fiscali in una unica dichiarazione.
Ciascuna società aderente al consolidato fiscale trasferisce a U.T. Communications S.p.A. il reddito fiscale (reddito imponibile o perdita fiscale); a fronte di un reddito imponibile della partecipata, U.T. Communications S.p.A. rileva un credito nei suoi confronti pari all’IRES da versare. Per contro, nei confronti delle società che apportano perdite fiscali U.T. Communications S.p.A. iscrive, nel suo bilancio, un debito pari all’IRES sulla parte di perdita contrattualmente conferita a livello di Gruppo.
In altre parole, l’IRES calcolata sul reddito imponibile di UT Communications Spa, “abbattuto” dalla perdita fiscale di FC Torino Spa, diventa un debito di UT Communications Spa nei confronti di FC Torino Spa.
Per quanto riguarda le società partecipate che aderiscono al consolidato fiscale, se trasferiscono a U.T. Communications S.p.A. un reddito imponibile iscrivono un componente negativo nella sezione delle imposte e un debito verso la controllante per consolidato fiscale, se invece trasferiscono una perdita fiscale iscrivono un componente positivo nella sezione delle imposte e un credito verso la controllante per consolidato fiscale.

Le imposte sul reddito ammontano ad € 1,45 milioni, di cui un importo di € 3.612.991 per imposte correnti ed un importo di € 2.061.539 per imposte differite, oltre a Euro 105.695 per imposte esercizi precedenti.

Il fondo per imposte differite, allocato tra le passività, è diminuito da € € 7.361.087 a € 4.118.354. I crediti per imposte anticipate ammontano a € 216.533 (€ 331.385 nel 2015) e sono ritenuti recuperabili.
Il debito verso la società controllante per il consolidato fiscale è pari a € 1.975.676 (zero nel 2015 ed € 1.853.677 nel 2014).

I rapporti con parti correlate.

Nella relazione sulla gestione è scritto che i rapporti con le parti correlate sono stati effettuati al a valori di costo o di mercato. Nel 2016, l’incidenza dei ricavi con parti correlate sul valore della produzione è pari al 2,8%, nel 2015, l’incidenza dei ricavi con parti correlate sul valore della produzione è pari al 2,9%, nel 2014 era pari al 2,4%, nel 2013 era al 3,25%, nel 2012 era del 5,2% e nel 2011 dell’8,6%.
Cairo Pubblicità Srl, controllata da Cairo Communications Spa, ha stipulato un accordo di concessione per la vendita di spazi pubblicitari a bordo campo e di pacchetti di sponsorizzazione promo-pubblicitaria. Per effetto di tale contratto nel 2016 sono state riconosciute al Torino quote per Euro 2.109.000 (€ 2.340.000 nel 2015). Tali ricavi retrocessi al Torino rappresentano l’85% di quanto incassato da Cairo Pubblicità Srl. Inoltre, Cairo Pubblicità Srl percepisce anche l’importo delle commissioni del 2% per le segnalazioni che abbiano dato origine a contratti conclusi direttamente dal Torino. Tale importo per il 2016 è stato di € 76 mila (€ 78 mila nel 2015; € 61 mila nel 2014; € 113 mila nel 2013; € 60 mila nel 2012 ed € 37 mila nel 2011) e a differenza del 15% del ricavo non retrocesso, figura come costo nel bilancio del Torino. Nel contesto dell’accordo Cairo Pubblicità ha anche acquistato biglietti per lo stadio per un controvalore di Euro 71 mila (€ 79 mila nel 2015) ed ha riaddebitato al Torino F.C. costi di sua competenza per Euro 75 mila (€ 8 mila nel 2015).
Mp Service srl è azionista di Torino F.C. Spa e si occupa, tra le altre cose, della gestione di impianti sportivi per usi commerciali. Come accaduto nel 2015, in bilancio risulta che il Torino paga € 400 mila all'azionista MP Service per l'utilizzo del centro SISPORT.
Inoltre, esiste un accordo tra la Cairo Communication S.p.A. ed il Torino F.C. per la erogazione di servizi amministrativi quali la tenuta della contabilità, che prevede un corrispettivo annuale di Euro 100 mila uguale a quello del 2015. Nei confronti di Cairo Communication S.p.A. figurano debiti commerciali per Euro 55 mila.
Infine, la società controllante U.T. Communications ha riaddebitato costi al Torino per € 66 mila (€ 72 mila nel 2015); debiti commerciali per Euro 102 mila e debiti da consolidato fiscale per Euro 1.976.000. Verso Cairo Editore figurano costi riaddebitati per Euro 17 mila e crediti commerciali per Euro 20 mila.

Conclusioni.

Anche per l’esercizio 2016 il Torino risulta adeguatamente capitalizzato per mantenere il proprio equilibrio finanziario nel breve e nel medio termine e si trova in una situazione di forte solidità patrimoniale.


Alla luce dei numeri di bilancio, sembrerebbe che il Torino non abbia necessità urgente di vendere un calciatore come Belotti per realizzare un’enorme plusvalenza. In considerazione della mancanza d’urgenza il Torino potrebbe puntare a spuntare il prezzo migliore con calma. Quanto sopra confermerebbe l’attenzione riposta dal management nella gestione calciatori.

domenica 18 giugno 2017

Bilancio Genoa 2016: perdita da 4,1 milioni e 43 milioni di debiti tributari rateizzati.



Luca Marotta


Il bilancio 2016 di Genoa Cricket and Football Club Spa, ha evidenziato una perdita di circa 4 milioni di Euro, nonostante che in bilancio figurino plusvalenze per ben 31,9 milioni di Euro. Al 31 dicembre 2016, il Genoa si trova nelle condizioni previste dall'art. 2446 del Codice Civile”, ossia: riduzione del capitale di oltre un terzo per perdite, con un patrimonio netto positivo per Euro 73 mila. Il totale della voce debiti è leggermente diminuita dello 0,6%, da € 189.659.139 a € 188.601.644. Molto importante rimane l’entità dei debiti tributari pari a 61,9 milioni di Euro che finanzia il 20% dell’attivo.

L’esercizio 2015 si era chiuso con una perdita di 10,5 milioni; l’esercizio 2014 si era chiuso con una perdita rilevante di 26 milioni di Euro; mentre l’esercizio 2013 si era chiuso con un sostanziale pareggio, mostrando un utile di € 381.602 e l’esercizio 2012 evidenziava una perdita di € 14.846.953. Occorre ricordare che il pareggio di bilancio conseguito nel 2013 fu frutto di eventi straordinari di gestione, come il conferimento del ramo d’azienda avente ad oggetto le attività commerciali legate allo sfruttamento del “Brand Genoa” nella società “Genoa Image Srl”, controllata al 100%.

Le cause che hanno determinato la perdita del bilancio 2016 sono da ricercarsi negli oneri finanziari per € 4,9 milioni di Euro, in quanto l’EBIT risulta positivo per Euro 79.608. Anche nel 2016, le plusvalenze sono state determinanti per l’equilibrio della gestione operativa calcistica e le plusvalenze realizzate nella sessione di calciomercato invernale di gennaio 2017, sono risultate importanti per adottare il principio di continuità aziendale.

Il bilancio 2016, riguarda il secondo semestre della stagione sportiva 2015/16 conclusasi al decimo posto, e il primo semestre della stagione sportiva 2016/17, conclusasi al quindicesimo posto. L’importanza delle plusvalenze è tale che da alcune stagioni sportive il Genoa inizia il campionato con una rosa competitiva formata da determinati calciatori e concluda la stagione sportiva con una rosa meno competitiva formata da altri calciatori.

Inoltre, l’importanza delle plusvalenze emerge anche nel Piano di Business sottoposto periodicamente all'Organo Amministrativo.
I presupposti in base a cui è stato redatto il business plan aggiornato prevedono anche per la durata della prossima stagione sportiva 2017/2018: il mantenimento della categoria serie A, con conseguenti ritorni in termini di ricavi;  un piano di mercato che garantisca plusvalenze da cessioni in linea con le performance degli anni precedenti; un incremento dei diritti televisivi alla luce dell'assegnazione degli stessi per it triennio 2015-2018; investimenti nel settore giovanile in linea con gli esercizi precedenti; riduzione del costo del lavoro; consolidamento della riduzione degli ammortamenti gin avvenuta nel corso dei due esercizi precedenti; un sostanziale ritorno alla redditività operativa ed un progressivo riequilibrio finanziario.

La continuità aziendale.

Con parole molto semplici, da quello che emerge sembrerebbe che la continuità aziendale del Genoa CFC, sia dipesa principalmente dalle plusvalenze.

Infatti, la Relazione della Società di Revisione “Audirevi Srl” contiene dei richiami di informativa.
Nel Richiamo di Informativa è evidenziato che il bilancio 2016 chiude con una perdita di Euro 4,1 milioni ed un patrimonio netto positivo per Euro 73 mila. Il patrimonio netto risulta positivo, a causa della rinuncia dei crediti per finanziamenti per Euro 9,97 milioni da parte della controllante Fingiochi S.r.l., e al versamento in conto futuro aumento di capitale pari a Euro 3 milioni da parte della stessa controllante, “che hanno consentito alla società il superamento della fattispecie disciplinata dall'art. 2447 c.c. ma non hanno consentito il superamento della condizione disciplinata dall'art. 2446 c.c.”. I Revisori hanno evidenziato che il superamento della condizione disciplinata dall'art. 2446 c.c., in base a quanto dichiarato dagli Amministratori, è stato reso possibile grazie al fatto che nel corso della sessione invernale di "calciomercato", sono state realizzate delle plusvalenze per un valore, al netto delle. minusvalenze, di circa 16 milioni di Euro, che hanno permesso il pieno ripristino dell'integrità patrimoniale e il superamento anche della fattispecie di cui all'art. 2446 del c.c. (perdita del capitale di oltre un terzo a seguito di perdite). Per tale motivo gli Amministratori hanno adottato il presupposto della continuità aziendale, nella redazione del bilancio 2016.
Nello specifico sono risultate decisive le plusvalenze realizzate con le cessioni di Pavoletti ceduto al Napoli e di Rincon ceduto alla Juventus, oltre al realizzo di bonus relativi alle precedenti sessioni di calciomercato.
Nel richiamo di informativa è stato fatto riferimento al fatto che nel bilancio 2016 sono stati contabilizzati proventi da consolidato fiscale per Euro 1,1 milioni. Alla data del 31 dicembre 2016, il credito verso la società controllante da consolidato fiscale, ammonta ad Euro 26,9 milioni. Tale credito è sottoposto a delle condizioni subordinate all’utilizzo e alla cessazione del regime.

La Struttura Patrimoniale.

Il totale dell’Attivo è aumentato del 4,5% da € 183,8 milioni a € 192,1 milioni. Il valore della partecipazione in imprese controllate ammonta a € 23.473.000 e riguarda la partecipazione totalitaria in “Genoa Image S.r.l.”. Tale società ha chiuso il bilancio al 31.12.2016 con una perdita di Euro 1.418.589 (€ 2.064.060 nel 2015), con un patrimonio netto di Euro 16.516.276 (€ 17.834.865 nel 2015). La partecipazione nella società “Luigi Ferraris S.r.l.”, costituita unitamente a U.C. Sampdoria, con lo scopo di ottenere la gestione dello stadio è stata trasferita con atto notarile a “Genoa Image S.r.l.”.
Tra i crediti sono evidenziati crediti verso la controllante per € 26.922.213 (€ 25.802.911 nel 2015) e verso controllate per Euro 7.525.323 (€ 5.353.245 nel 2015).



L’INDICE DI INDEBITAMENTO
Il rapporto tra patrimonio netto e il totale delle passività determina l’indice di indebitamento. Tale valore deve muoversi all’intorno di 1. Nel caso in questione, l’indice di indebitamento è di poco positivo perché è pari a 0,00038 (-0,046 nel 2015).
Il capitale di terzi praticamente finanzia tutto l’attivo. Infatti, anche l’equity ratio è molto basso perché pari allo 0,04%.

L’INDICE DI SOLVIBILITA’ TOTALE
Il rapporto tra attività totali e debiti totali determina l’indice di solvibilità totale. Un club è solvibile quando il totale dell’attivo è superiore al totale dei suoi debiti. Quanto maggiore risulta tale indice, tanto più il club è solvibile. Nel caso in questione, l’indice di solvibilità totale è pari a 1,00038 (0,95 nel 2015)), ciò vuol dire che il valore dei beni posseduti dal club, così come esposti in bilancio, sono di poco sufficienti a pagare i debiti, comprensivi anche dei risconti passivi.

L’INDICE DI SOLVIBILITA’ CORRENTE
Il rapporto tra attività correnti e passività correnti determina l’indice di solvibilità corrente. Tale indice serve a verificare se l’attivo corrente è in grado di pagare i debiti a breve. Nel caso in questione, l’indice di solvibilità corrente è pari a 0,815, ciò vuol dire che l’attivo a breve non è in grado di pagare i debiti a breve.

L’Indicatore di Liquidità della FIGC.
Tale indicatore, che è finalizzato a misurare il grado di equilibrio finanziario di breve termine, ossia la capacità della società di far fronte agli impegni finanziari con scadenza entro i 12 mesi, coincide sostanzialmente con l’indice di solvibilità corrente.
Detto indicatore di Liquidità tra le Attività Correnti considera le disponibilità liquide e i crediti esigibili entro dodici mesi ed esclude i Crediti tributari per imposte anticipate; mentre tra le Passività Correnti considera i debiti con scadenza entro i dodici mesi ed esclude i Debiti verso soci postergati ed infruttiferi. Per tale indicatore il risultato sarebbe pari a 0,82, superiore alla soglia minima del 2016/17 stabilita dalla FIGC per la serie A che è di 0,5.
In caso di mancato rispetto dell'indicatore di liquidità nella misura minima, la carenza finanziaria dovrà essere ripianata.

L’ Indicatore di Indebitamento della FIGC.

L’Indicatore di Indebitamento della FIGC è finalizzato a misurare il grado complessivo di Indebitamento della società in rapporto al Valore della Produzione medio degli ultimi tre esercizi. Secondo la FIGC, detto indicatore di Indebitamento rappresenta il raccordo tra la componente finanziaria dei Debiti e quella economica del Valore della Produzione e segnala in modo sintetico la sostenibilità dell’indebitamento.
I debiti iscritti in bilancio al 31.12.2016 ammontano a € 188.601.644 ed il Valore della Produzione al 31.12.2016 è pari ad € 91.271.712, mentre il valore della produzione medio degli ultimi tre anni è pari a € 90.195.714.
Pertanto il rapporto tra debiti e valore della produzione medio degli ultimi tre esercizi è pari a 2,09, superiore alla soglia massima del 2016/17 stabilita dalla FIGC per la Serie A che è di 1,75. Tale soglia è destinata a ridursi nel 2017/18 a 1,5.

L’ Indicatore di Costo del Lavoro Allargato della FIGC.
L’ Indicatore di Costo del Lavoro Allargato è calcolato attraverso il rapporto tra il Costo del Lavoro Allargato ed i Ricavi ed è finalizzato a misurare il peso economico del costo del lavoro.
Il Costo del Lavoro Allargato include i costi per il personale, comprensivi degli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei calciatori; i Ricavi, considerati ai fini del denominatore del rapporto, comprendono i Ricavi delle vendite e delle prestazioni, i Proventi da sponsorizzazioni, i Proventi pubblicitari, i Proventi commerciali e royalties, i Proventi da cessione diritti televisivi, i Proventi vari e le Plusvalenze da cessione dei diritti alle prestazioni dei calciatori al netto delle relative Minusvalenze.
Per il Costo del Lavoro Allargato si considera il valore risultante dall’ultimo bilancio d’esercizio approvato, mentre i Ricavi sono dati dai loro valori medi degli ultimi tre bilanci d’esercizio approvati.
Nel caso del Genoa il valore è di 0,75, se si considerasse tutto il costo del personale. Tale valore sarebbe entro il limite richiesto dalla FIGC per la Serie A per le stagioni sportive 2015/16-2016/17-2017/18, che è rispettivamente di 0,9; 0,85 e 0,8.

Grado Copertura Patrimonio Calciatori
Indica la capacità di copertura degli investimenti in Diritti Pluriennali con i Mezzi Propri. Il rapporto tra patrimonio netto e diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori determina una percentuale dello 0,19%, che dimostra che, al 31.12.2016, i diritti pluriennali di calciatori risultano finanziati dal capitale di terzi.

Il Patrimonio Netto.

Il patrimonio netto è di poco positivo per Euro 73.011 e si trova nella situazione prevista dall’articolo 2446 del codice civile, ossia riduzione del capitale di oltre un terzo a seguito di perdite.
Nel 2015 era negativo per Euro 8,83 milioni e nel 2014 era negativo per Euro 6,3 milioni.

La variazione è stata determinata dalla perdita di esercizio di € 4.069.462 e dall’apporto nella riserva versamento in c/futuro aumento di capitale di € 12.975.000.
L’importo di € 12.975.000 deriva dalla rinuncia dei crediti per finanziamenti per € 9.975.000 da parte del socio controllante Fingiochi srl e da un versamento in c/futuro aumento di capitale di € 3.000.000.

L’indebitamento finanziario.



I debiti finanziari, esclusi i debiti verso la controllante per consolidato fiscale, diminuiscono da € 69,3 milioni a € 67,19 milioni e finanziano il totale dell’attivo, per il 35% (37,7% nel 2015).
I debiti verso le banche diminuiscono da € 14,1 milioni a € 13,1 milioni. Le banche con cui lavora il Genoa sono Unicredit e Banca Carige. I debiti bancari a medio-lungo termine pari a € 8,23 milioni (€ 10,32 milioni nel 2015) riguardano dei mutui accessi nel 2011 con Banca Carige.
I debiti verso altri finanziatori sono rilevanti essendo pari a € 54,1 milioni (€ 55,1 milioni nel 2015) e registrano un decremento dell’1,96% e finanziano il 28,1% dell’attivo. Tale voce riguarda debiti per operazioni di factoring “autoliquidanti” con Banca Carige, Emilia Romagna Factoring, Banca IFIS.
L’indebitamento finanziario netto ammonta a € 67 milioni (€ 69,27 milioni nel 2015), considerando le disponibilità liquide pari a circa € 105 mila, risulta in diminuzione rispetto al 2015 di circa € 2,18 milioni.
L’EBITDA è positivo per € 17.574.837 (+€ 21.772.430 nel 2015) e il rapporto tra indebitamento finanziario netto ed EBITDA è di 3,81 (3,18 nel 2015). Di solito tale rapporto si giudica positivamente quando è inferiore a 2. Invece, quando supera 3, pone dei dubbi sulla sostenibilità del debito.
I crediti verso Enti-settore specifico risultano pari a € 65,1 milioni (€ 67,4 milioni nel 2015), mentre i debiti verso Enti-settore specifico, pari a € 43,2 milioni (€ 40,5 milioni nel 2015), finanziano il 22,5% dell’attivo.
Se considerassimo anche il saldo positivo di € 21,9 milioni, che essenzialmente dipende dall’attività di calciomercato, l’indebitamento finanziario si ridurrebbe a € 45,2 milioni, cifra al di sotto del fatturato netto.

I debiti verso l’Erario e gli altri debiti.

I debiti verso l’Erario aumentano da € 60.039.704 a € 61.986.816, di cui € 23.554.990 a breve termine. Tali debiti rappresentano il 32,3% delle fonti di finanziamento dell’attivo.
Il 69,7% dei debiti tributari riguarda quelli rateizzati:

 


L’importo rateizzato è di€ 72.755.626 (€ 54.616.582 nel 2015); l’importo pagato è di € 29.580.433 (€ 15.374.084 nel 2015); l’importo risultante a debito il 31.12.2016 è di€ 43.175.192 (€ 39.242.498 nel 2015). Gli importi rateizzati maggiori riguardano l’IVA. Complessivamente per l’IVA rateizzata residua un debito di € 31.016.073.
Gli altri debiti tributari non rateizzati, riguardano, le ritenute Irpef per retribuzioni tesserati ammontano a € 4.123.387 (€ 3.877.494 nel 2015), quelle relative ai premi sono pari a € 1.652.057 (€ 1.775.050 nel 2015). Risultano debiti per IVA 2016 pari a € 11.248.775 (€ 13.187.757 nel 2015) e debiti per IRAP 2016 pari a € 1.787.405 (€ 1.956.905 nel 2015).

Al 31.12.2016 i fondi accantonamento rischi ammontano a € 129.896 (€ 157.976 nel 2015).
I debiti verso Istituiti di previdenza ammontano a € 1.927.762 (€ 2.429.579 nel 2015), di cui € 658.478 riguardano il debito ENPALS rateizzato.

La voce “debiti diversi” diminuisce da € 9.698.361 a € 8.589.447. In questa voce dovrebbe essere ricompreso il debito verso il personale.

Il Valore della Rosa.



Nell’attivo di bilancio figurano diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori per € 31.171.908 (€ 24.057.834 nel 2015), diritti sportivi dei calciatori delle giovanili per € 6.771.031 (€ 3.303.113 nel 2015). L’incremento complessivo è stato dell’82,8%.
Il grafico mostra come dal 2011 in poi il valore contabile netto della rosa si sia sgonfiato, pur rimanendo sostanzialmente costante il costo del personale.

 


Rilevante è anche il dato relativo alla capitalizzazione dei costi del vivaio, allocata tra le immobilizzazioni immateriali per 7,4 milioni di Euro, che significa che il Genoa spende molti soldi per il settore giovanile.

La Gestione economica.

Il valore della produzione diminuisce da € 100,6 milioni a € 91,3 milioni, con un variazione negativa del 9,3%.
I costi della produzione sono pari a € 91,19 milioni (€ 99,31 milioni nel 2015) e sono diminuiti dell’8,2%, in misura meno che proporzionale rispetto alla riduzione del valore della produzione.
La differenza tra valore e costi della produzione è di poco positiva per € 79.608, nel 2015 era positiva per € 1,3 milioni.



I Ricavi.

Sul bilancio del Genoa esercitano una notevole influenza i proventi televisivi. Tuttavia nel 2016 i proventi televisivi risultano diminuiti da € 39,3 milioni a € 33,76 milioni, con un’incidenza del 66,6% sul fatturato netto e del 37% sul valore della produzione (39,1% nel 2015).
La rappresentazione grafica seguente mostra chiaramente la “teledipendenza” del fatturato netto del Genoa dai ricavi per la cessione dei diritti televisivi.



I ricavi da gare sono aumentati dell’11,3%, da € 3,9 milioni a € 4,34 milioni. I ricavi da gare incidono sul valore della produzione per il 4,8% e sul fatturato netto per l’8,6%. L’incremento è dovuto ai ricavi da gare di campionato, che sono aumentati di €377.180, da € 1.136.647 a € 1.513.527, mentre i ricavi da abbonamenti sono diminuiti di poco, da € 2.756.545 da € 2.715.221.
I proventi da sponsorizzazioni ammontano a € 2.183.257 (€ 2.290.969 nel 2015) e risultano in diminuzione del 4,7%. Lo Sponsor Ufficiale ha pagato € 599.180 (€ 760.361 nel 2015), lo Sponsor Tecnico contribuisce con € 1.351.987 (€ 1.382.036 nel 2015) e le altre sponsorizzazioni ammontano a € 232.090 (€ 148.573 nel 2015).

I ricavi e proventi diversi pari ad Euro 6.748.043 (€ 4.982.682 nel 2015), comprendono € 2.532.949 fatturati alla società controllata Genoa Image srl, per l’utilizzo del marchio.

L’importo evidenziato nel valore della produzione che riguarda l’incremento delle immobilizzazioni per capitalizzazione dei costi del vivaio, ammonta a € 2.954.102 (€ 3,23 milioni nel 2015).

Il “Player trading”.

Il bilancio del Genoa tradizionalmente evidenzia una dipendenza da player trading notevole, dovuta all’importo elevato delle plusvalenze realizzate, ad eccezione dell’esercizio 2014, a causa della continua movimentazione nella rosa calciatori, con acquisti, cessioni e il meccanismo delle compartecipazioni, abolito dal 2015/16. Nel 2016, le plusvalenze, pari a € 31,9 milioni, sono riuscite a coprire il costo degli ammortamenti della rosa calciatori, pari a € 8,74 milioni, anche perché le minusvalenze sono state pari a € 2,22 milioni, gli altri oneri di gestione calciatori sono risultati pari a € 4,4 milioni e l’acquisto temporaneo di calciatori è risultato pari a € 2,1 milioni (€ 2,4 milioni nel 2015).



Il risultato del Player Trading risulta positivo per € 15,76 milioni. Nel 2015 era positivo per € 3,6 milioni. Nella sostanza, nell’esercizio 2016, le plusvalenze realizzate al netto delle minusvalenze riescono a coprire il costo degli ammortamenti.
Nel conto economico sono evidenziate plusvalenze da cessione diritti pluriennali per € 31,9 milioni (€ 30,9 milioni nel 2015), che rappresentano il 35% del valore della produzione.
Le maggiori plusvalenze realizzate hanno riguardato: Diego Perotti ceduto alla Roma per € 9.125.000, con una plusvalenza di € 8.656.250; Mandragora, ceduto alla Juventus per € 6 milioni, con una plusvalenza di € 5.802.720; Ansaldi ceduto all’Inter per € 8.500.000, con una plusvalenza di € 4 milioni; Sebastien De Maio ceduto all’Anderlecht per € 3.135.000, con una plusvalenza di € 3.056.739.
I ricavi da cessione temporanea prestazioni calciatori aumentano da € 2,2 milioni € 2,87 milioni. L’importo maggiore riguarda Diego Perotti (AS Roma), per € 1.000.000. Il prestito di Tachtsidis al Torino, nel 2016, ha fruttato 800.000 Euro.
I costi da acquisizione temporanea prestazioni calciatori ammontano a € 2.107.000 (€ 2.415.000 nel 2015) e l’importo maggiore riguarda Ansaldi (Zenit) per € 650.000, seguito da Pavoletti (Sassuolo) per € 500.000 e Matavz (FC Augsburg) per € 500.000.
 Le minusvalenze derivanti da cessione diritti pluriennali sono state pari a € 2.224.3107 (€ 6.481.017 nel 2015). L’importo maggiore riguarda la risoluzione contrattuale di Fetfatzidis, che ha provocato una minusvalenza di € 1.697.826.
Gli altri oneri di gestione calciatori includono Euro 3.841.413 per costi per la valorizzazione dei calciatori ed Euro 550.880 per contributo di solidarietà.

I costi.

I costi del personale pari a € 49.397.874 (€ 47.062.450 nel 2015), rappresentano il 54,1 % del valore della produzione, ma, se considerassimo il Fatturato Netto tale percentuale salirebbe al 97,4%. L’incidenza del costo del personale sui costi della produzione è del 54,2%. Il costo del personale tesserato ammonta a € 44.606.043 (€ 42.866.069 nel 2015).
Gli ammortamenti totali sono pari a € 17,4 milioni (€ 20,3 milioni nel 2015). Quelli riguardanti la rosa dei calciatori ammontano a € 13,13 milioni (€ 15,6 milioni nel 2015), di cui Euro 2.402.864 per i calciatori del settore giovanile.
Il costo complessivo di gestione dei calciatori (costo del personale+ammortamenti) incide sul valore della produzione per circa il 68,5%.

I costi per prestazioni di servizi diminuiscono del 19,6%, da € 8.744.255 a € 7.031.783. Tali spese comprendono i costi specifici tecnici pari a € 2.216.867, riguardanti le consulenze tecnico sportive per l’acquisto di calciatori e i costi per l’osservazione di calciatori.

Dal grafico seguente, emerge come il costo del lavoro del Genoa, dato dalla somma del costo del personale e degli ammortamenti dei calciatori, nel corso degli anni sia stato ampiamente superiore al fatturato netto, tuttavia nel 2015 sembrava confermarsi una tendenza verso il riallineamento del costo del lavoro col fatturato netto. Tale tendenza è venuta meno nel 2016 a causa della riduzione del fatturato netto.

 


I costi per godimento beni di terzi ammontano a € 1.226.946 (€ 1.280.559 nel 2015). L’affitto di impianti e campi sportivi ammonta a € 517.667 (€ 684.000 nel 2015), mentre l’affitto di impianti e campi sportivi per il settore giovanile risulta pari a € 132.409 (€ 126.029 nel 2015).

La gestione finanziaria, escludendo il meccanismo delle compartecipazioni è negativa per € 3,4 milioni (- € 4,9 milioni nel 2015) a causa degli interessi passivi verso banche per € 2,64 milioni e altri interessi passivi per € 834.970.
Il risultato prima delle imposte è negativo per € 3.401.360; nel 2015 era negativo per 10,1 milioni di Euro, nel 2014 per € 33,2 milioni.
Tali risultati negativi, mettono a rischio il rispetto della soglia di tolleranza di 30 milioni di perdita aggregata, per gli esercizi 2014, 2015 e 2016, prevista dal “Break-even rule” del Fair Play Finanziario, tenuto conto che l’aggregato dei risultati prima delle imposte 2012 e 2013 è negativo. Occorrerebbero che siano non considerati come costi “virtuosi” (settore giovanile) circa 16 milioni.
L’IRAP corrente per € 1.787.405 e i proventi da consolidato fiscale per € 1.119.302, determinano un risultato netto negativo per € 4.069.462.

Conclusioni.

In sintesi, il bilancio 2016 mostra una perdita di 4,1 milioni, inferiore a quella del 2015 che era di 10,5 milioni; le plusvalenze continuano ad essere determinanti per l’equilibrio della gestione operativa calcistica e le plusvalenze realizzate nella sessione di calciomercato invernale di gennaio 2017, sono risultate importanti per adottare il principio di continuità aziendale. Non è forse un caso che il Genoa inizia il campionato con una rosa competitiva formata da determinati calciatori e concluda la stagione sportiva con una rosa meno competitiva formata da altri calciatori.
Anche per la prossima stagione sportiva il Genoa continuerà a fare affidamento su “un piano di mercato che garantisca plusvalenze da cessioni in linea con le performance degli anni precedenti”.
Per quanto riguarda i ricavi dei diritti televisivi la stagione sportiva 2017/18 potrà contare sul contratto centralizzato che scade il 30 giugno 2018. Per quanto riguarda le stagioni sportive 2018/19; 2019/20 e 2020/21 bisognerà conoscere il risultato della seconda asta o delle altre decisioni che saranno prese.


martedì 13 giugno 2017

I risultati economici record del 2016 di Ferrari N.V.



Luca Marotta


L’esercizio 2016 si è chiuso con un utile record e con l’ennesimo fatturato record. Durante il 2016 è stato completato lo spin off dell'azienda dalla FCA.

Nel 2016 sono aumentate le consegne, è aumentato il fatturato e l’utile consolidato netto.

Dal 4 gennaio del 2016, la società “Ferrari N.V.” è quotata sul mercato MTA gestito da Borsa Italiana.

Dal 21 ottobre del 2015, la società “Ferrari N.V.” è quotata alla Borsa di New York.
“Ferrari NV” è la ridenominazione di “New Business Netherlands NV”, che è stata creata il 24 maggio 2013, come società controllata da FCA e come società holding del gruppo Ferrari in possesso del 100% di Ferrari SpA. Tale società è stata utilizzata come veicolo di diritto olandese per rendere possibile l’IPO. Prima dell’IPO, “Ferrari NV” era controllata al 90% da FCA e al 10% da Piero Ferrari.

Il Gruppo e la valutazione.

Al termine della Separazione il 3 gennaio 2016, la società “Ferrari S.p.A” divenne una filiale interamente controllata dalla società “Ferrari N.V.”, che ne possiede il 100%.
“Ferrari N.V.” possiede indirettamente attraverso “Ferrari S.p.A” tredici società: Ferrari North America Inc.; Ferrari Japan KK; Ferrari Australasia Pty Limited; Ferrari (HK) Limited; Ferrari International Cars Trading (Shanghai) Co. L.t.d.; Ferrari Far East Pte Limited; Ferrari Management Consulting (Shanghai) Co. L.t.d.; Ferrari South West Europe S.a.r.l.; Ferrari Central East Europe GmbH; G.S.A. S.A.; Ferrari North Europe L.t.d.; Mugello Circuit S.p.A., che si occupa della gestione della pista; Ferrari Financial Services S.p.A. , che si occupa di servizi finanziari.
Sono controllate indirettamente al 100% attraverso altre società del Gruppo cinque società statunitensi che si occupano si servizi finanziari: Ferrari Financial Services Inc.; Ferrari Auto Securitization Transaction, LLC; Ferrari Auto Securitization Transaction - Lease, LLC; Ferrari Auto Securitization Transaction - Select, LLC USA; Ferrari Financial Services Titling Trust; ed una società statunitense che si occupa di vendite al dettaglio: 410, Park Display Inc..

Società controllate da Ferrari NV sono: Fondazione Ferrari Italy Service company 100%; Scuderia Ferrari Club S.c.a.r.l. Italy Service company 94% e New Business 33 S.p.A. Italy Holding company 100%. Fondazione Casa di Enzo Ferrari (Service company 25%) figura come associata. Risulta una filiale nel Regno Unito “UK Branch UK” che si occupa di vendita e assistenza post-vendita.
L'investimento iniziale in Ferrari S.p.A. è stato misurato nel bilancio d'esercizio 2015 basato sul prezzo di transazione di € 8.778.000.000 determinato da una valutazione indipendente. Nel bialcio di esercizio fi Ferrari NV risultano anche partecipazioni in imprese controllate per Euro 123.000 relativi alla società New Business 33 S.p.A. (ex Fiat Investments S.p.A.).
Sempre nel bilancio di esercizio di “Ferrari NV”, l'investimento in Ferrari S.p.A. è iscritto al costo di euro 8.778.000.000; mentre sulla base del prezzo di chiusura, al 30 dicembre 2016, di 55,3 euro per azione e considerando 193.923.499 azioni ordinarie in circolazione, la capitalizzazione di mercato di Ferrari N.V. al 31 dicembre 2016 ammonta a circa 10,7 miliardi di euro.
Considerando l'indebitamento aggiuntivo di 3,1 miliardi di Euro esistente in “Ferrari N.V.”, applicato al valore dell’investimento, per un indicatore di impairment riguardante l'investimento stesso, sulla base della capitalizzazione di mercato, nel documento finanziario è scritto che il prezzo delle azioni dovrebbe scendere a circa 30 euro per azione. L’8 giugno 2017, la quotazione ha toccato il valore di 82,90.



Il Fatturato e il risultato economico.

Dai dati contabili dell’Annual Report di Ferrari NV del 2016, Ferrari mostra un fatturato netto di 3,11 miliardi di Euro, in crescita del 8,8% rispetto al 2015.
Il tasso di crescita annuale composto (CAGR) del fatturato netto degli ultimi cinque anni è dell’8,7%.
  
 


Nel 2015, i ricavi netti sono stati pari a 2,85 miliardi di Euro. I Ricavi netti di Ferrari nel 2014 erano pari a 2,76 miliardi di Euro, mentre nel 2013 erano pari a 2,34 miliardi di Euro.

I ricavi da Automobili e parti di ricambio, pari ad Euro 2,18 miliardi, hanno registrato un incremento del 5% rispetto all'esercizio precedente. I ricavi da Motori, pari ad Euro 338 milioni, hanno registrato un incremento del 55%, riconducibile principalmente alle vendite a Maserati e ad altri team di Formula 1. I ricavi da Sponsorizzazioni, proventi commerciali e relativi al marchio risultano pari ad Euro 488 milioni, in aumento dell’11%. Tali ricavi nel 2015 erano pari a 441 milioni di Euro e subiscono anche l’effetto della partecipazione al Campionato del Mondo Formula 1. Nel 2014 erano pari a 417 milioni di Euro.

Le consegne effettuate nel 2016 sono state pari a 8.014 modelli; nel 2015 ammontavano a 7.664 modelli; pertanto, si è registrato un aumento del 4,6% circa.
Nel settore sport le vetture consegnate aumentano da 4.703 a 5.373; invece nel settore GT diminuiscono da 2.961 a 2.641.
Nel complesso, le consegne dei modelli a 12 cilindri aumentano del 3,6% circa; mentre i modelli a 8 cilindri aumentano del 4,8% circa.

Dal punto di vista geografico 5 nazioni Europee (Germania, Regno Unito, Francia, Svizzera e Italia) hanno assorbito il 30,5% del fatturato 2016. Le stesse nel 2015 ne assorbivano il 29,1%. La zona delle Americhe ha assorbito il 33,5% del fatturato, mentre nel del 2015 ne assorbiva il 34,4%. China, Hong Kong e Taiwan il 7,7% (8% nel 2015). Da notare che nel quarto trimestre 2016 le consegne riguardanti Cina, Hong Kong e Taiwan Ferrari ha deciso di concludere la collaborazione con il distributore di Hong Kong.

Il costo del venduto pari a 1,58 miliardi di Euro risulta aumentato del 5,4%.

 


Il costo del personale ammonta ad Euro 294.046.000 (Euro 284.947.000 nel 2015), con un’incidenza sui ricavi netti del 9,47% (9,98% nel 2015).

Al 31.12.2016 il numero dei dipendenti ammontava a 3.248, mentre al 31.12.2015 erano 2.998. Di questi 1407 erano “colletti bianchi” e 1751 “colletti blu”. La media dipendenti nel 2016 è stata di 3115 (2954 nel 2015).

Gli ammortamenti e le svalutazioni ammontano a circa 248 milioni di Euro. L’EBITDA rettificato con gli Oneri in relazione alla campagna di richiamo airbag Takata (pari a 37 milioni), ammonta a 880 milioni di Euro.

Per quanto riguarda l’EBIT, ossia il risultato prima degli interessi e delle tasse, registra l’importo positivo di 595 milioni di Euro, in aumento di 151 milioni di Euro (+34%) rispetto all’EBIT dell’esercizio precedente.
L’EBIT del 2014 era pari a 389 milioni di Euro, mentre nel 2013 era pari a 364 milioni di Euro.

La gestione finanziaria, da essere negativa nel 2015, per 10 milioni di Euro, nel 2016 risulta negativa per 28 milioni di Euro circa. Sono riportati componenti positivi per 2,6 milioni di Euro e componenti negativi per 30,4 milioni di Euro.
Le spese per interessi bancari per l'esercizio chiuso al 31 dicembre 2016 comprendono principalmente le spese di interesse su debiti sostenuti direttamente o indirettamente, a seguito della ristrutturazione e in particolare gli interessi relativi al Term Loan e al Bridge Loan (rimborsato nel marzo 2016), utilizzate principalmente per ripagare una parte delle passività finanziarie con il Gruppo FCA, sotto forma di “FCA Note”. Gli interessi passivi bancari includono anche gli interessi passivi su altri finanziamenti bancari. Gli interessi su obbligazioni comprendono le spese di interessi sul titolo emesso nel marzo 2016.
Gli interessi passivi sulle passività finanziarie con il Gruppo FCA per l'esercizio chiuso al 31 dicembre 2015 erano pari a circa 9,3 milioni di Euro ed erano relativi al debito per “FCA Note”.

Il risultato prima delle imposte è positivo per € 567 milioni; nel 2015 era positivo per € 434 milioni. Nel 2014 era positivo per € 398 milioni e nel 2013 per € 366 milioni.
E’ prevista la distribuzione di un dividendo di Euro 0,635 per azione ordinaria, corrispondente alla distribuzione complessiva agli azionisti di circa Euro 120 milioni.

Il risultato netto è positivo per 399,6 milioni di Euro e segna un aumento di 109,6 milioni di Euro rispetto al 2015 (+37,8%).


Le Relazioni con Parti correlate

Le Relazioni con Parti correlate hanno generato Euro 250,9 milioni di ricavi netti; Euro 92 milioni di costi ed Euro 471 mila di oneri finanziari netti. Dal lato dei ricavi il rapporto con Maserati ha determinato241,5 milioni di Euro di ricavi netti.


Lo Stato Patrimoniale.

Il totale dell’attivo rimane sostanzialmente invariato a 3,85 miliardi di Euro.
L’attivo non corrente rappresenta il 51% del totale.
Nell’attivo corrente le disponibilità liquide aumentano da Euro 182,7 milioni a Euro 457,8 milioni e rappresentano l’ 11,9% dell’attivo.



Il Patrimonio netto consolidato è positivo per 330 milioni di Euro. Nel 2015, era negativo per 19,4 miliardi di Euro.

La variazione è dovuta principalmente all’utile di esercizio per 399,7 milioni di Euro; alla distribuzione dividendi per Euro 86,9 milioni.

Il capitale sociale risulta composto da n. 193.923.499 azioni ordinarie, di cui n. 5.000.000 di proprietà di Ferrari NV (senza diritto di voto) e n. 56.497.618 azioni speciali di voto, di cui n. 2.922 di proprietà Ferrari NV (senza diritto di voto). Il valore nominale delle azioni è di Euro 0,01. Le azioni speciali di voto non sono quotate, non sono trasferibili (con limitate eccezioni) e ciascuno di esse dà diritto ad un voto.

La composizione del Patrimonio netto è la seguente:



L’Indebitamento.

Al 31 dicembre 2016, l’indebitamento finanziario netto è pari a 1,39 miliardi di Euro (1,9 miliardi di Euro nel 2015), mentre il Net Industrial Debt è pari a 653 milioni di Euro (797 milioni di Euro nel 2015).



Al 31 dicembre 2016, la liquidità aumenta da 322 milioni a 458 milioni di Euro. I debiti finanziari con le terze parti ammontano a 1,85 miliardi di Euro.
Nel dettaglio i debiti verso le Banche, al 31 Dicembre 2016, ammontano a € 836.886.000 (€ 2.245.144.000 al 31 Dicembre 2015); i debiti obbligazionari ammontano a € 497.614.000; i debiti verso FCA risultano azzerati (€ 3.787.000 nel 2015); i debiti per le cartolarizzazioni ammontano a Euro 485.670.000 e gli atri debiti a € 27.871.000 (€ 11.459.000 nel 2015).

I prestiti bancari per € 800.383.000 (€ 1.495.725.000 nel 2015) sono relativi al prestito a termine “Term Loan” e per € 36.503.000 sono relativi ad altri prestiti bancari (€250,432.000 nel 2015). I prestiti bancari al 31 dicembre 2015 includevano € 498.987.000 relativi al “Bridge Loan”, che è stato rimborsato nel marzo 2016.

Nel complesso l’importo dei debiti finanziari correnti è di Euro 399.876.000 (€ 919.409.000nrl 2015).

Il Rendiconto Finanziario.

La variazione delle disponibilità liquide è stata positiva per 275 milioni di Euro.

 


Il flusso di cassa generato dall’attività operativa è stato positivo per circa 1 miliardo di Euro. Il flusso di cassa assorbito dall’attività di investimento è stato negativo per Euro 320 milioni. Il flusso di cassa assorbito dall’attività di finanziamento è stato negativo per Euro 411 milioni.
Le differenze di cambio hanno determinato un effetto positivo sui flussi di cambio per circa 1 milione di Euro.
Per quanto riguarda l’attività di finanziamento risultano rimborsi per il “Term Loan” per Euro 700.846.000 e rimborsi per il “Bridge Loan” per 500.000.000. Si sono verificati flussi positivi di cassa per l’emissione di obbligazioni per l’importo di Euro 490.729.000.

Conclusioni.

Anche il 2016 è stato un anno importante per la Ferrari, che ha visto un aumento delle consegne, di fatturato e di utili, oltre alla quotazione nella Borsa di Milano.

Per il 2017 il Gruppo stima di poter conseguire consegne per 8.400 unità, incluse le supercar; Ricavi netti per Euro 3.3 miliardi; un EBITDA rettificato per  Euro 950 milioni; un Indebitamento industriale netto per Euro 500 milioni, inclusa la distribuzione di utili.

venerdì 9 giugno 2017

Forbes: la Juventus prima delle Italiane per valore.


Luca Marotta


Il 6 giugno 2017, è stata pubblicata l’annuale classifica di Forbes “The World's Most Valuable Soccer Teams 2017”,
Forbes si occupa della valutazione delle squadre di calcio, perché fanno parte di un grande business dovuto alla popolarità dei loro marchi e dell’importante seguito notevole che hanno nel pubblico globale. La lista dei venti club di maggior valore è redatta secondo una metodologia che valuta le società di calcio in base ai multipli dei ricavi, ai prezzi delle transazioni passate e allo stato corrente dello stadio della squadra. Tale metodologia si basa anche sui dati della Deloitte & Touche, “Football Money League”.
In base a tale classifica, il Manchester United ha superato il Real Madrid come la squadra di calcio con più valore al mondo.
La valutazione del Manchester United è stata pari a 3,69 miliardi di USD ed ha permesso ai Reds di tornare in cima alla lista annuale per la prima volta in cinque anni.
Il club spagnolo del Barcellona è risultato secondo con un valore di 3,64miliardi di USD; mentre, il Real Madrid con 3,58 miliardi di USD, è sceso al terzo posto.
Nel 2016 ai primi due posti della classifica figuravano il Real Madrid con un valore stimato di 3.650 milioni di USD e il Barcellona con 3.549 milioni di USD. Terzo gradino del podio per il Mancester United con 3.317 milioni di USD.
Il Real Madrid, che è stato al top negli ultimi quattro anni, ha visto un decremento di valore del 2%, mentre per il Manchester United è aumentato dell'11%.
Il Bayern Munich con 2.71miliardi di USD è risultato quarto.
La Juventus si colloca al nono posto con 1.26 miliardi di USD e risulta il primo club italiano.
Tra le prime 10 figurano ben sei squadre inglesi, precisamente: Manchester United (3,69 miliardi di USD), Manchester City (2,08 miliardi di USD), Arsenal (1,93 miliardi di USD), Chelsea (1,85 miliardi di USD), Liverpool (1,49 miliardi di USD) e Tottenham (1,06 miliardi di USD).
A queste si devono aggiungere, il West Ham (634 milioni di USD) che è quindicesimo ed il Leicester (413 milioni di USD) diciannovesimo, che ha vinto la English Premier League nel 2015-16.
Germania, Italia e Francia sono presenti tra le prime 10 con solo un club a testa; Paris Saint Germain (841 milioni di USD); Bayern Munich (2,7 miliardi di USD) e Juventus (1,26 miliardi di USD).



Per quanto riguarda le squadre italiane la Juventus è prima con 1,26 miliardi di USD. AC Milan, che è tredicesimo con 802 milioni di USD, è il secondo club italiano per valore. As Roma che è diciassettesimo con 569 milioni di USD, è il terzo club italiano per valore. FC Internazionale Milano con 537 milioni di USD è diciottesima nella classifica assoluta e risulta il quarto club italiano per valore. Il Napoli con 379 milioni di USD è il ventesimo club per valore, ed il quarto club italiano.
Anche nel 2016, erano cinque le squadre italiane inserite nella top 20 dei club calcistici di maggior valore al mondo e solo la Juventus rientrava tra le prime 10, essendo nona assoluta con un valore di 1.299 milioni di USD. Il Milan era dodicesimo con 825 milioni di USD, l'Inter sedicesima con 559 milioni di dollari, la Roma è diciottesima con 508 milioni di USD e il Napoli diciannovesimo con 396 milioni di USD.
L’Influenza del Valore del Brand.
Il valore del club contiene il valore del Brand. La classifica di Forbes relativa ai valori del brand rispecchia sostanzialmente quella del valore del club. Bisogna evidenziare che ci sono due club come West Ham e AS Roma che hanno ottenuto una migliore posizione in termini di valore assoluto del club rispetto al valore del Brand e ci sono due club come Schalke 04 e Inter che hanno ottenuto una peggiore posizione in termini di valore assoluto del club rispetto al valore del Brand. Nel caso di Inter e Roma ha influito il fatturato relativo ai ricavi televisivi. Lo stesso dicasi per il West Ham che ha superato lo Schalke 04.



Dalla tabella emerge che il valore del brand influisce sul valore assoluto dei club per circa il 14,2%. Il fattore che incide di più è il moltiplicatore dei ricavi televisivi per il 35,1%, seguito da quello dei ricavi commerciali, che incide per il 33,8%.
Nel caso specifico dei primi quattro club: Manchester United, Barcellona, Real Madrid e Bayern Munich, il moltiplicatore dei ricavi commerciali è quello che incide maggiormente per il valore del club.

Conclusioni.

Anche il responsabile del report di Forbes ha evidenziato che il ritorno del Manchester United al primo posto della classifica è una testimonianza della forza del marchio e del marketing del Manchester United stesso.
La Juventus si conferma come primo club italiano sia per valore complessivo del club che per valore del Brand oltre ad l'unico classificatosi tra i primi dieci.
Occorre evidenziare che i risultati della classifica 2017 di Forbes, risentono ancora dei dati di fatturato 2015/16, ed è facile prevedere che per la prossima classifica almeno il valore complessivo del club possa aumentare..