lunedì 3 giugno 2013

Consolidato Milan 2012: riequilibrio economico ma Patrimonio Netto negativo.


Luca Marotta
Il bilancio consolidato al 31 dicembre 2012 di A.C. Milan S.p.A., si caratterizza per il raggiungimento di un sostanziale pareggio di bilancio, che è uno dei parametri richiesti dal Fair Play Finanziario. Resta il problema del Patrimonio Netto negativo. Infatti, il Regolamento UEFA sul Financial Fair Play, precisamente all’articolo 62, comma 3, evidenzia come secondo parametro fondamentale, la necessità che non vi sia un Patrimonio Netto negativo (" II) Indicator 2: Negative equity ").
Il bilancio consolidato del Milan al 31 dicembre 2012 evidenzia una perdita di euro 6.857.000 ed un risultato prima delle imposte negativo per sole 957 mila euro. La perdita consolidata è nettamente inferiore a quella del bilancio di esercizio della società AC Milan SpA che è pari a € 14.894.334,56, perché le altre società controllate, tra cui Milan Entertainment S.r.l., hanno generato degli utili.
Come riferito dall’Amministratore Delegato Galliani, l'importante riduzione della voce salari e stipendi, sarà confermata nel 2013, perché il beneficio sarà ancora maggiore, poiché i calciatori che percepivano gli stipendi più elevati sono stati ceduti ad agosto 2012. Bisogna anche dire che il Milan anche sul fronte del rafforzamento della squadra è molto attento a cogliere le opportunità, con un occhio al bilancio. Adriano Galliani ha evidenziato che la tempistica della cessione di Pato ha consentito l'acquisto di Mario Balotelli.
La continuità aziendale.
Come già evidenziato negli esercizi precedenti, nel punto 4 della Relazione della Società di Revisione, Reconta Ernst & Young S.p.A., al bilancio consolidato del Gruppo Milan, si mette in rilievo che, per quanto riguarda la continuità aziendale, essa è garantita dall’Azionista Fininvest S.p.A., “che ha assunto l’impegno a fornire un adeguato supporto finanziario” per almeno un anno dal 31/12/2012. Pertanto, la gestione del Gruppo Milan continua ad aver bisogno del suo “mecenate”.
La Struttura dello Stato Patrimoniale.
Il 60% dell’attivo è rappresentato da immobilizzazioni e i diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori incidono per il 33% sul totale dell’attivo. La voce terreni e fabbricati incide solo per il 5,4%.
Le immobilizzazioni immateriali sono diminuite da € 196,9 milioni a € 171,2 milioni per la riduzione del valore del parco calciatori.

Il Patrimonio Netto.
Il patrimonio netto consolidato è ancora una volta negativo per € 54,9 milioni. Nel 2011 era negativo per 77,1 milioni; nel 2010 per 96,7 milioni e nel 2009 per 71,9 milioni. Ai fini del Financial Fair Play il patrimonio netto negativo è un segnale di criticità.
Nel corso del 2012, l’azionista di maggioranza ha effettuato versamenti in conto capitale e/o a copertura di perdita per 29 milioni di euro. Quindi, la variazione di € 22,2 milioni rispetto al 2011 è dovuta alla perdita del 2012 di € 6,8 milioni e al versamento in conto capitale di € 29 milioni.

L’Indebitamento Finanziario Netto.
L’indebitamento finanziario netto, pari a € 247,4 milioni (€ 290,8 milioni nel 2011), risulta inferiore al valore della produzione. L’importo è dovuto a debiti bancari per € 107,1 milioni (€ 155,9 milioni nel 2011), debiti verso altri finanziatori per € 135 milioni (€ 136 milioni nel 2011) e disponibilità liquide per € 3,7 milioni (€ 1,1 milioni nel 2011).
La sensibile riduzione dei debiti verso le banche è dovuta all’incasso integrale relativo alle cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic, grazie alla cessione pro-soluto del credito a Barclays Bank P.L.C. Nella nota integrativa è scritto che la cifra di € 104.668.000 si riferisce alla “normale operatività con il sistema bancario”, mentre € 2.409.000 si riferiscono a un mutuo ipotecario sul Centro Sportivo Milanello. L’importo dei debiti verso altri finanziatori riguarda per € 116,6 milioni i debiti verso società di factoring per anticipazioni; per € 12,8 milioni debiti per mutuo con l’Istituto del Credito Sportivo; per € 5,2 milioni debiti verso società di leasing per acquisto di immobili, per € 227 mila debiti verso società di leasing per acquisto del pullman ufficiale.
I debiti bancari e i debiti verso altri finanziatori rappresentano il 72,4 del totale delle attività (80,3% nel 2011), questo significa che per ogni 100 euro investiti nel Gruppo Milan, 72 provengono dal sistema creditizio.
I crediti verso Enti settore specifico diminuiscono da € 14,4 milioni a € 709 mila. Praticamente si riferiscono all’accollo dei premi di valorizzazione (“meccanismo di solidarietà”) dei calciatori Ibrahimovic e Robinho da parte di F.C. Barcelona e Manchester City. Il credito per la cessione di Ricardo Oliveira è stato completamente svalutato per € 1,2 milioni.
I debiti verso Enti settore specifico aumentano di 630 mila euro, raggiungendo la cifra di € 30,7 milioni. Tra i club stranieri residuano € 8 milioni a favore del Barcellona per Ibrahimovic; € 5 milioni a favore del Manchester City per Robinho ed € 2 milioni sempre in favore del Manchester City per De Jong.
Considerando il saldo delle poste di crediti e debiti derivanti da operazioni di calciomercato, la situazione dell’indebitamento finanziario netto, ai fini del Financial Fair Play, peggiorerebbe di € 30,2 milioni ma resterebbe al di sotto del valore della produzione.

Debiti verso dipendenti, Fisco ed Enti previdenziali.
I debiti verso tesserati e dipendenti ammontano a € 6,7 milioni (€ 10,4 milioni nel 2011) e si riferiscono a mensilità saldate regolarmente nei primi mesi del 2013. Come previsto dal Financial Fair Play.
I debiti tributari, complessivi sono pari a 15,7 milioni (15,7 nel 2011), di cui € 13,4 milioni (€ 13,9 milioni  nel 2011) per ritenute sui redditi di lavoro, che sono state regolarmente versate alla scadenza come quelle previdenziali (746 mila euro).
Il valore della “Rosa”.
I diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori che sono diminuiti a € 108,9 milioni. Nel 2011 erano pari a 136,3 milioni e nel 2010 ammontavano a € 110,7 milioni.
Per i diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori sono stati investiti 37,6 milioni di euro (€ 91,5 milioni nel 2011), sono stati ceduti calciatori con un valore contabile netto di 20,8 milioni (€ 21 milioni nel 2011) e sono stati calcolati ammortamenti per 44,2 milioni di euro (€ 44,9 milioni nel 2011).
Al 31.12.2012, il calciatore col valore contabile netto più elevato è El Sharawy con € 15.429.616, con un costo storico di € 20.235.000 (comprensivo di oneri accessori). Il valore contabile netto di Pazzini è di € 10.833.333, essendo stato acquistato il 22/08/2012 per 13 milioni e con 2,5 anni residui di contratto; Robinho ha un valore contabile netto di € 8.226.300, con un costo storico di € 20.575.000 (acquistato il 31/08/2010) e con 1,5 anni residui di contratto; Boateng (acquistato il 23/08/2010) figura con un valore contabile di € 5.104.165, con un valore d’acquisto di 10,5 milioni. Al 31.12.2012, figurava anche Pato con un valore contabile residuo di € 5.091.624.
I crediti per calciatori ceduti in compartecipazione ammontano a € 7 milioni (15,4 milioni nel 2011). La metà di Beretta ceduto in compartecipazione al Genoa vale € 4 milioni, quella di Verdi ceduto in compartecipazione al Torino vale € 2,5 milioni.
I debiti per calciatori acquisiti in compartecipazione ammontano a € 7,3 milioni (€ 15,8 milioni). La metà di Acerbi acquisito in compartecipazione da Genoa è valutata € 4 milioni, quella di Comi acquisito in compartecipazione dal Torino è valutata € 2.350.000.
Attualmente, secondo il sito “Transfermarkt” la rosa del Milan con Balotelli e senza Pato vale € 211,3 milioni.
La Gestione Economica.

Il valore della produzione è aumentato a € 329,3 milioni da € 266,8 milioni del 2011, con un incremento del 24%, grazie soprattutto alle plusvalenze.
I ricavi da gare aumentano da € 27,5 milioni a € 33,7 milioni.
I proventi da cessione diritti televisivi complessivi aumentano da € 115 milioni a € 139,8 milioni.
I proventi da cessione diritti TV nazionali ammontano a € 84,3 milioni (€ 79,2 milioni nel 2011). I proventi da partecipazione a competizioni UEFA pari ad € 55.519.000, risultano in aumento rispetto al dato 2011 (€ 35.844.000). L’incremento è dovuto al miglior piazzamento rispetto all’edizione 2011/12, ma anche al maggiore “market pool” riconosciuto dalla UEFA per effetto della partecipazione di sole 2 squadre italiane alla Champions 2012/13.
I proventi da sponsorizzazioni risultano sostanzialmente stabili e ammontano a € 34,6 milioni.
Lo Sponsor Ufficiale Emirates contribuisce con € 13.750.000 (€ 14.450.000 nel 2011 ed € 11.875.000 nel 2010), di cui € 2 milioni come premio per il raggiungimento di specifici obiettivi.
Lo Sponsor Tecnico Adidas contribuisce con € 16.726.000 (€ 17.495.000 nel 2011 ed € 14.918.000 nel 2010). Il contratto con Adidas scade il 30 giugno 2017. Gli Sponsor Istituzionali, i Fornitori Ufficiali e i Partner commerciali hanno contribuito con € 3,7 milioni.
I ricavi commerciali risultano pari a € 44,9 milioni (€ 45,6 milioni nel 2011) e riguardano principalmente la voce “royalties e proventi promo-pubblicitari”, che risulta pari a € 28.985.000 (€ 29.570.000 nel 2011). Tale voce è costituita dai proventi derivanti dalla vendita di pacchetti promo-pubblicitari multi-prodotto a vari partner, come AWS Spa, Beiersdorf AG, Dolce & Gabbana Srl, Intesa San Paolo S.p.A., M.S.C. Crociere S.A., Sony Italia S.p.A. e Volkswagen Group Italia S.p.A. Inoltre, riguarda anche i ricavi da gestione stadio, che ammontano a € 5.792.000 (€ 6.641.000 nel 2011) e provengono dalla fatturazione di servizi relativi a determinate categoria di abbonamenti come “Sky Box” e “Sky Lounge”. Tale voce comprende anche i ricavi derivanti da attività extra-sportive svolte nello stadio. Infine tra i ricavi commerciali sono compresi i ricavi da attività di merchandising, licensing e “cambio merce” per € 10.108.000 (€ 9.410.000 nel 2011). Assume particolare rilevo l’accordo con Volkswagen Group Italia S.p.A. (Audi) e Adidas Italia S.r.l., che ha attribuito maggiori royalties per il buon andamento delle vendite.
Il Milan è la squadra italiana con il maggior volume di ricavi commerciali.
La voce del valore della produzione “incremento immobilizzazioni per capitalizzazione costi del vivaio”, che non dovrebbe essere considerata come “ricavo rilevante” ai fini del Financial Fair Play, diminuisce da € 8,4 milioni a € 7,9 milioni.
Il Player Trading.
L’attività relativa alla gestione economica dei diritti pluriennali dei calciatori è risultata positiva.
Nella sostanza, le plusvalenze di Thiago Silva e Ibrahimovic da sole sono riuscite a pagare gli ammortamenti del 2012.
Le plusvalenze aumentano a € 53,4 milioni da € 23,6 milioni del 2011. La plusvalenza più elevata è stata quella relativa a Thiago Silva ceduto al PSG per € 41 milioni e che ha determinato una plusvalenza di € 35,3 milioni. Anche Ibrahimovic è stato ceduto al PSG per € 20 milioni e ha determinato una plusvalenza di € 8 milioni. La cessione di Antonio Cassano all’Inter per € 5,5 milioni ha comportato una plusvalenza di € 3.595.000. Donnaruma Antonio è stato ceduto al Genoa per € 1,8 milioni determinando una plusvalenza di pari importo.
I ricavi per la cessione temporanea di calciatori ammontano solo a € 326 mila.
Le minusvalenze sono trascurabili, perché ammontano a € 275 mila. I costi per acquisizione temporanea calciatori sono stati pari a € 1.038.000. L’importo maggiore ha riguardato il prestito di Maxi Lopez dal Catania per € 500 mila, per i primi sei mesi del 2012, mentre il prestito di Bojan Krkic, per lo stesso periodo, è costato € 125 mila e quello di Zapata € 400 mila, per la seconda parte del 2012.
I proventi da compartecipazione risultano pari a € 60 mila e gli oneri da compartecipazione sono stati pari a € 300 mila.
Gli ammortamenti dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori sono stati pari a € 44.224.116. Il dato risulta leggermente al di sotto di quello del 2011 pari a € 44.592.000.
I Costi.
I costi della produzione, pari a € 324,3 milioni, sono diminuiti del 5%.
Durante l’anno solare 2012, il costo del personale è stato pari a € 183,8 milioni (€ 206,5 milioni nel 2011). Il costo del personale risulta diminuito di 22,7 milioni (-11%), con un’incidenza sul valore della produzione del 56%, che aumenta al 69% se escludessimo la capitalizzazione dei costi del vivaio e le plusvalenze. Tali indicatori segnalano il sostanziale riequilibrio economico operato e raggiunto, rispetto agli esercizi precedenti, in chiave Financial Fair Play.
La sostanziale riduzione del costo del personale è dovuta al mancato rinnovo di contratti in scadenza.
Gli ammortamenti totali sono stati pari a € 56,9 milioni (€ 59,3 milioni nel 2011), in diminuzione del 4%. Gli ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali sono aumentati da 52,9 a 53,7 milioni, di cui 44,2 milioni per ammortamento diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori.
La differenza tra costo e valore della produzione è positiva per € 5 milioni, mentre nel 2011 era negativa per 74,2 milioni.
La gestione straordinaria è positiva per € 7,6 milioni grazie soprattutto ad un’istanza di rimborso IRES, per sopraggiunta deducibilità dell’IRAP.
Il risultato prima delle imposte è negativo per € 957 mila
Per quanto riguarda le imposte sul reddito dell’esercizio è stata evidenzia l’IRAP per € 7,1 milioni, la remunerazione delle imposte da trasferire per € 4,8 milioni, per un saldo di € 2,3 milioni, cui si devono aggiungere le imposte anticipate e differite per € 3,6 milioni.
A seguito delle imposte, la perdita consolidata dell’esercizio risulta pari a € 6,8 milioni, mentre nel 2011 è stata di € 67,3 milioni, nel 2010 era pari a € 69,7 milioni.
Conclusioni.

L’avvio del sostanziale riequilibrio economico, registrato nel 2012, troverà un sostegno maggiore dalla riduzione dei costi del personale, che si registrerà nel 2013. Tuttavia, anche il conseguimento dell’accesso al turno preliminare di Champions League, potrebbe garantire, in caso di accesso alla fase a gironi, dei ricavi importanti per consolidare il riequilibrio economico raggiunto nel 2012.

4 commenti:

Rado il Figo ha detto...

Ho un fortissimo dubbio sulla portata dell’art. 62 del fpf citato che illustro: avevo interpretato la norma nel senso che non si rientra nelle condizioni richieste se il patrimonio netto dal 2011 al 2012 (nel caso concreto del Milan) subisce un detrimento. Ovvero che il patrimonio netto del 2012 non deve essere inferiore a quello del 2011, il che non vuol dire necessariamente che debba essere positivo come sostenuto nella Sua analisi. Quindi se nel 2011 è di -100, nel 2012 potrebbe andare bene anche se fosse -80. Detta condizione implica, questo sì necessariamente, un utile nel 2012 e/o un intervento dei soci in qualche fondo di riserva.

Luca Marotta ha detto...

Se consideriamo la norma a compartimenti stagni, è il deterioramento del Patrimonio Netto Negativo che determina la "violazione". Nel paragrafo dedicato al Patrimonio Netto parlo di "segnale di criticità". Nella premessa iniziale interpreto la norma in senso lato.Infatti, secondo la mia interpretazione, i 4 indicatori elencati nell'articolo 62 sono strettamente interdipendenti. In genere, la presenza di un patrimonio netto negativo determina dei rilievi da parte dei revisori in tema di continuità aziendale, che è l'indicatore n.1. Lo stesso dicasi in presenza di perdite rilevanti, Ma anche la presenza di debiti scaduti può determinare rilievi sulla continuità aziendale, ossia sul giudizio delle capacità di onorare gli impegni. Un'altra interpretazione personale, riguarda la frase: "l 'azionista di maggioranza ha assunto l’impegno a fornire un adeguato supporto finanziario per almeno un anno dal … "; secondo me, tale frase è in netto contrasto col principio fondante del regolamento del Fair Play Finanziario che è l'autofinanziamento (non spendere più di quanto si guadagni). Pertanto, un patrimonio netto negativo in peggioramento costituisce sicuramente violazione dell'indicatore n.2, ma un Patrimonio Netto negativo, sic et simpliciter, determina rilievi in termini di continuità aziendale, con le relative conseguenze. Inoltre, un patrimonio netto negativo che, pur in presenza di perdita d'esercizio, risulta in "miglioramento", rispetto al patrimonio netto negativo dell'esercizio precedente, grazie esclusivamente a versamenti in conto capitale per copertura perdita (caso Milan), dovrà misurarsi con quanto scritto nell'articolo 61 e nell'allegato X lettera D. Segnatamente il punto 2 e il punto 4. Comunque, sono curioso di conoscere l'interpretazione dell'UEFA Club Financial Control Body sul tema.

Rado il Figo ha detto...

Innanzitutto, La ringrazio per la "doppia" risposta e, come scritto su Tifoso Bilanciato, proseguo qui, scusandomi per il ritardo.

IN effetti è tutta una questione d'interpretazioni: io, p.es., sono, come dice Lei, per comparti stagni per poi trovare delle situazioni "tipo" che potessero in assoluto e sempre rispettare o meno il fpf. Un patrimonio netto negativo, di per sé, non l'avevo considerato, in questa veste, immaginando un club che nel periodo di monitoraggio consegua solo utili crescenti (assoluti e "differenza fra ricavi e costi rilevanti") ma che si porti dietro un fardello di perdite pregresse per la gestione negli esercizi precedenti. In teoria, rispetterebbe tutt'e 4 le condizioni dell'art. 62: penso, infatti, che un inversione dell'andamento della gestione non sia degno di "richiamo".
Viceversa, non andrebbe bene come "situazione tipo di rispetto" un club che consegua sempre utili, ma decrescenti, e ipotizzando che li distribuisca e non li metta a riserva (o quantomeno, il tutto nei limiti consentiti). Si avrebbe quindi una società sempre in utile ma col rischio di avere un patrimonio netto diminuito.

Al di là di questo, concordo con Lei che alcuni aspetti del fpf mi convincono assai poco, forse solo ed esclusivamente per mie interpretazioni errate delle norme. Oltre a quelli da Lei citati, ricorderei:
- le sanzioni inflitte a tornei in corso, col serio rischio di far partecipare e magari vincere club che non avrebbero potuto nemmeno iscriversi (qui mi chiedo perché non si sia usata una soluzione tipo ranking UEFA, che "slitta" di una stagione) e tutto quanto si può facilmente immaginare di conseguenza
- gli utili distribuiti considerati come costi rilevanti (su TifosoBilanciato ormai è una mia domanda fissa): scelta inquadrabile perfettamente nell'ottica dell'autofinanziamento ma che mi fa sorgere parecchi dubbi sull'utilità "concreta" (chi investirà in un club sapendo che sarebbe deleterio guadagnarci?)
- le soglie di scarto accettabili fissate in modo assoluto, e non (anche) rapportate ad altre grandezze
- la brutta deriva che sta prendendo la soluzione sulle megasponsorizzazioni: al di là dei casi specifi attuali, non mi piace per nulla che la soluzione non sia riscrivere meglio la norma ma lasciare all'UEFA una piena discrezionalità nel considerare "equa" la somma percepita (in soldoni: prendi una botta di soldi da un soggetto terzo ma sei un club che non ha tradizione? anche se non so trovare una mia norma infranta, non va comunque bene)

Spero solo che certi miei dubbi rimangono tali e/o solo dovuti a errate interpretazioni, ma sull'ultimo punto nutro forti sospetti che non sia così.

Luca Marotta ha detto...

Personalmente preferisco l’approccio interpretativo “sistemico”, quello che riconduce le norme a pochi principi generali, per delineare un quadro normativo coerente.
Nel caso del Financial Fair Play, il principio generale da cui è scaturita la normativa è la frase pronunciata da Platini: “non spendere più di quanto si guadagni”. In altre parole, il principio fondante è l’equilibrio economico. L’equilibrio economico fa sì che il club di calcio si autofinanzi e non necessiti dell’intervento del mecenate, per garantire la continuità aziendale.
La situazione di deficit patrimoniale o di capitale circolante netto negativo è un indicatore finanziario, che può far sorgere significativi dubbi riguardo il presupposto della continuità aziendale.
Nel caso del Milan, i revisori scrivono che la continuità aziendale è garantita, per almeno dodici mesi, dall’azionista di maggioranza. Mi chiedo: ma non è quello che Platini voleva evitare?
Temo che prevarrà un’interpretazione molto elastica del Regolamento, forse, dopo l’esperienza della squalifica del Malaga, l’unico indicatore su cui non si transigerà sarà il quarto, quello relativo ai debiti scaduti.
Giustamente come Lei scrive, la scelta di considerare la distribuzione dei dividendi “nell’ottica dell’autofinanziamento”, rientra nell’approccio “sistemico” del Regolamento, perché rientra nel principio generale dell’equilibrio economico che genera autofinanziamento e che va tutelato. Ma è anche coerente con le affermazioni fatte da Platini, ossia che furono proprio i “grandi investitori”, citò Moratti e Berlusconi, che stanchi di staccare l’assegno a fine anno, gli chiesero un regolamento che disciplinasse la gestione economica, finanziaria e patrimoniale ai fini della partecipazione alle competizioni UEFA. Per quanto riguarda “l’utilità concreta” di considerare la distribuzione degli utili come costo rilevante, noto che nel regolamento la distribuzione di utili è citata insieme ai costi finanziari (finance costs and dividends), ricollegandomi a quanto disse Platini in occasione della Finale di Champions Manchester United-Chelsea, ho il sospetto, ma solo il sospetto, che la norma sia stata fatta per scoraggiare le operazioni di acquisto di club a debito. Il meccanismo LBO adottato per il Manchester United, dai proprietari Americani aveva come obiettivo quello di ripagare il debito contratto per l’acquisizione con gli utili generati dal Manchester United. Nel caso specifico, l’ingente mole del costo finanziario dell’operazione sovrastava la generazione di utili della gestione operativa.
Concordo per quanto riguarda le soglie di scarto e le megasponsorizzazioni.